ROMA (ITALPRESS) – Uno studio internazionale, pubblicato sulla rivista New Phytologist e condotto in Italia dai ricercatori dell’Istituto di Ricerca sugli Ecosistemi Terrestri del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Iret), ha messo in luce come i muschi delle torbiere, in ambienti saturi d’acqua, riescano a catturare il carbonio, nonostante la limitata disponibilità di CO2. La ricerca ha esaminato la superficie cellulare delle piante del genere Sphagnum, rivelando per la prima volta una connessione tra le proprietà chimiche di queste superfici e le loro prestazioni fotosintetiche in condizioni di saturazione.
Il ruolo delle torbiere nell’assorbimento di carbonio
Le torbiere rappresentano circa il 3% della superficie terrestre ma immagazzinano quasi un terzo del carbonio presente nei suoli del pianeta. Questo enorme potenziale di riserva di carbonio è strettamente legato ai muschi Sphagnum, principali protagonisti nella formazione della torba. Per approfondire i meccanismi che regolano l’acquisizione di carbonio, gli studiosi hanno analizzato 20 specie di Sphagnum e quattro cloni coltivati in laboratorio, combinando analisi chimiche delle superfici cellulari con misurazioni di fotosintesi lungo un ampio gradiente di pH. I risultati hanno evidenziato che le diverse specie di Sphagnum presentano variazioni nei gruppi chimici reattivi presenti sulla loro superficie e che una maggiore presenza di tali gruppi è correlata a un incremento dell’assimilazione di CO2.
Implicazioni della ricerca per il cambiamento climatico
Secondo Anna Di Palma, ricercatrice del Cnr-Iret e principale autrice dello studio, la chimica superficiale non è stata sufficiente considerata nel contesto dell’assorbimento del carbonio in ambienti acquatici. Le torbiere sono fondamentali nella lotta contro i cambiamenti climatici, accumulando torba e carbonio, ma con il riscaldamento globale e la degradazione di questi ecosistemi, si assiste a una decomposizione accelerata della torba, con la conseguenza di liberare CO2 e CH4 nell’atmosfera, trasformando le torbiere da serbatoi a fonti di gas serra.
Lo studio suggerisce quindi la necessità di analizzare il ruolo degli Sphagnum a diverse scale, dall’analisi chimica cellulare fino all’ecosistema nel suo complesso. Le differenze tra le specie possono contribuire a spiegare la loro distribuzione in relazione a pH e disponibilità idrica, influenzando il funzionamento delle torbiere e il ciclo globale del carbonio. Le implicazioni di questa ricerca sono di rilevanza fondamentale per strategie di biomonitoraggio e conservazione degli ecosistemi di torbiera.
(ITALPRESS)

