
Limitazioni alle prescrizioni diagnostiche nel Servizio Sanitario Regionale
(Adnkronos) – Le “procedure diagnostiche di vario genere” richieste durante visite private non possono essere coperte finanziariamente dal Servizio sanitario regionale (SSR). Ad esempio, se un cardiologo privato ordina una tomografia computerizzata cardiaca, il paziente non avrà diritto al rimborso a meno che non effettui una nuova visita presso un esperto del SSR che richieda una prescrizione differente. Analoga situazione si applica alle ecografie fetali prescritte da ginecologi privati. Questa è una delle direttive contenute in un documento interno, circolato nei giorni scorsi all’interno della Asl Roma 2 e visionato dall’Adnkronos Salute, in cui si esorta a prestare attenzione anche riguardo alle prescrizioni per i certificati di idoneità fisica, specificando che non devono essere trattate come prestazioni urgenti o programmabili a breve termine.
Critiche all’approccio delle nuove direttive
L’Ordine dei Medici di Roma esprime perplessità riguardo questa circolare, sottolineando il rischio di una duplicazione delle prestazioni che potrebbe aggravare ulteriormente le liste d’attesa e causare disagi ai pazienti, costretti a ripetere esami già effettuati o a sostenere spese di tasca propria. “Condividiamo la necessità di combattere le prescrizioni inappropriate e di proteggere le risorse del SSR, ma l’appropriatezza non dovrebbe essere perseguita mediante divieti generalizzati o rigidità amministrativa che limitano l’autonomia dei medici”, afferma Antonio Magi, presidente dell’Ordine dei medici di Roma.
Magi prosegue affermando che ogni visita specialistica privata dovrebbe essere considerata valida e che il medico di base, insieme al pediatra di libera scelta, dovrebbe avere il compito di valutare, in modo autonomo, se l’esame richiesto sia appropriato. L’obbligo di sottoporre sempre i pazienti a una visita specialistica pubblica rischia di comportare un’ulteriore congestione delle agende del SSR e di non ridurre le liste d’attesa come previsto. Inoltre, l’Ordine sottolinea l’importanza di che il monitoraggio dell’appropriatezza delle prescrizioni non assuma un carattere puramente sanzionatorio, ma sia mirato a formazione e confronto professionale.
In conclusione, i responsabili dell’Ordine dei Medici di Roma richiederanno un incontro urgente per chiarire le implicazioni delle nuove direttive e stabilire procedure condivise che rispettino le normative vigenti, l’autonomia dei medici e, in particolare, il diritto dei cittadini a ricevere cure continue e appropriate. Una questione rilevante che sottolinea la necessità di un approccio più collaborativo e flessibile nel sistema sanitario.
