Salute

“Logopedisti: Serve Laurea Specialistica per Riconoscere Competenze”

Logopedisti italiani chiedono la laurea specialistica

BOLOGNA (ITALPRESS) – Quando una famiglia si trova di fronte a un bambino che non parla, o a un paziente oncologico che ha perso la voce dopo un intervento, a chi si rivolge? La risposta è un logopedista. Questi professionisti della salute, che hanno acquisito competenze avanzate nel loro campo attraverso l’esperienza pratica, non possono ancora contare su un percorso di specializzazione ufficialmente riconosciuto. Al termine del 2° Congresso nazionale dei Logopedisti, tenutosi a Bologna, è emersa con forza la richiesta di istituire lauree specialistiche cliniche dedicate a questa professione.

Il Congresso e la necessità di formarsi

L’evento è stato organizzato dalla Commissione di albo nazionale dei Logopedisti, parte della Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Sanitarie Tecniche, della Riabilitazione e della Prevenzione (Fno Tsrm e Pstrp). Aprendo i lavori, la presidente della Commissione, Tiziana Rossetto, ha sottolineato l’importanza della formazione: “Questo Congresso si concentra su un tema fondamentale per i professionisti sanitari, ovvero la formazione”. Rossetto ha evidenziato come la salute globale, con le sue complessità, richieda un costante aggiornamento delle conoscenze e delle competenze necessarie per affrontare le nuove esigenze dei pazienti e delle comunità.

Attualmente, ci sono circa 15.000 logopedisti italiani iscritti all’albo, il che corrisponde a 24 professionisti ogni 100.000 abitanti, rispetto a una media europea di 40. Nonostante la buona occupazione (l’89,7% dei laureati in Logopedia del 2024 trova lavoro entro un anno dal conseguimento del titolo), il numero delle domande per l’anno accademico 2026/2027 ha raggiunto le 5.707, per soli 1.150 posti disponibili. Ciò dimostra un forte interesse verso la professione, ma al contempo la mancanza di un percorso formativo adeguato rimane un problema significativo.

Durante il congresso, dopo i saluti istituzionali, sono state affrontate tematiche relative alla programmazione delle professioni sanitarie, tenendo conto della carenza di personale e della necessità di connettere conoscenze e competenze. La discussione si è spostata su esperienze europee, in particolare quella della Francia, dove la laurea in logopedia ha una durata di cinque anni. Sarah Degiovani, presidente della federazione francese, ha illustrato come un avanzamento della formazione possa portare a maggiore autonomia e responsabilità per i logopedisti.

In conclusione, Tiziana Rossetto ha delineato le prossime tappe per la Commissione, sottolineando l’importanza di un percorso formativo riconosciuto per i logopedisti, che già esercitano competenze avanzate con responsabilità sulla sicurezza delle cure. Diego Catania, presidente della Fno Tsrm e Pstrp, ha aggiunto che la formazione specialistica è una priorità per rispondere ai nuovi bisogni di salute. Il congresso ha quindi rappresentato un passo importante verso il riconoscimento e l’evoluzione della professione di logopedista in Italia.