Lavoro

Gallucci: “Per ripartire servono investimenti e competitività”

Analisi della crisi nel settore calzaturiero italiano

Secondo Gianni Gallucci, presidente della sezione Calzature di Confindustria Fermo, non è corretto considerare la situazione attuale del settore calzaturiero come una semplice crisi ciclica. In un’intervista ad Adnkronos/Labitalia, ha evidenziato che negli ultimi sei anni il settore ha subito numerosi shock che si sono sovrapposti, rendendo insostenibile l’idea di attendere un naturale recupero economico. Gallucci ha sottolineato che l’obiettivo deve essere quello di creare il calzaturiero del 2030, adattandosi ai cambiamenti del consumatore, dei mercati e della concorrenza, piuttosto che tornare ai modelli pre-pandemia del 2019.

Prospettive e sfide del comparto calzaturiero

Il settore italiano delle calzature comprende oltre 3.000 imprese e impiega circa 70.000 persone, rappresentando un tassello fondamentale dell’industria manifatturiera e della moda del Paese. Nel 2024, il fatturato dell’export ha superato gli 11,6 miliardi di euro, con una significativa quota, oltre l’85%, destinata ai mercati esteri. Tuttavia, la produzione nazionale è diminuita a circa 125 milioni di paia. Gallucci ha evidenziato come questi dati dimostrino che, sebbene il calzaturiero italiano non abbia perso la sua rilevanza, sta attraversando una fase di selezione e deve affrontare la sfida della competitività.

La vera sfida, secondo Gallucci, è passare dal perseguire volumi di vendita a promuovere il valore dei prodotti. “Dobbiamo vendere meno commodity e più qualità”, ha affermato, sottolineando che il futuro del calzaturiero non può basarsi su prodotti economici, ma su articoli che giustifichino un prezzo più alto grazie a qualità, storia, design e affidabilità. Gallucci ha poi fatto notare che le imprese italiane affrontano condizioni competitive svantaggiose rispetto ai concorrenti europei e asiatici, a causa di una pressione fiscale elevata e costi del lavoro non competitivi, esortando a una politica industriale più incisiva per migliorare queste condizioni.

In conclusione, Gallucci ha instillato una nota di ottimismo, affermando che il recupero economico è possibile se si interviene su diversi fronti: costo del lavoro, innovazione, internazionalizzazione e dimensione delle imprese. “Il recupero sarà possibile, è questa la vera sfida del Made in Italy”, ha concluso, sottolineando l’importanza di investire e innovare per mantenere la competitività del settore calzaturiero italiano nel mercato globale.