
Nuove scoperte sul veleno della ‘ortica di mare’
La Chrysaora quinquecirrha, comunemente conosciuta come ‘ortica di mare’, è una medusa che proviene dalla costa atlantica degli Stati Uniti. Ogni anno, questa specie causa milioni di punture a bagnanti ignari. Sebbene le punture non siano letali, provocano un dolore intenso che raggiunge il picco in pochi minuti, accompagnato frequentemente da un’eruzione cutanea rossa e prominente. I sintomi derivano dall’immediato rilascio di veleno da organelli presenti nelle cellule urticanti, o nematocisti, che si trovano lungo i tentacoli della medusa.
Il veleno dell’ortica di mare è composto da una miscela complessa di molecole che risultano tossiche per diversi tessuti del corpo umano, tra cui pelle, cuore, sistema nervoso, reni, fegato e sangue. Ad oggi, il trattamento più comune consiste nell’applicazione di una miscela di acqua e bicarbonato di sodio, seguita dalla rimozione delicata dei tentacoli rimasti sulla pelle, per prevenire punture secondarie. Tuttavia, non esistono trattamenti basati su evidenze scientifiche chiare, in parte a causa della limitata comprensione delle interazioni tra il veleno della medusa e la fisiologia degli organismi colpiti.
Implicazioni terapeutiche di un nuovo studio
Un recente studio pubblicato sulla rivista ‘Science Advances’ potrebbe cambiare questo scenario. Condotto da Christopher Denes e colleghi dell’Università di Sydney, lo studio ha utilizzato lo screening Crispr dell’intero genoma per identificare i geni e i percorsi molecolari nelle cellule umane che interagiscono con il veleno dell’ortica di mare. I ricercatori hanno scoperto che l’eparina, un anticoagulante già noto, può inibire la citotossicità del veleno nelle cellule umane. I risultati hanno confermato che questo farmaco è in grado di bloccare il dolore e la sensibilità provocati dal veleno nei topi.
La ricerca ha anche identificato un gruppo di geni responsabili della sintesi dei proteoglicani, macromolecole che alterano l’azione del veleno. L’eparina si comporta come un ‘recettore esca’ per i proteoglicani, prevenendo la citotossicità del veleno a dosaggi sicuri e disponibili in commercio. I dati suggeriscono che l’eparina potrebbe essere utilizzata sia come profilassi prima di un’esposizione, sia come trattamento successivo a una puntura di medusa.
Questi sviluppi rappresentano un importante passo avanti nella comprensione e nel trattamento degli effetti del veleno dell’ortica di mare, evidenziando potenziali approcci terapeutici che potrebbero migliorare la qualità della vita dei soggetti esposti a tale rischio.
