
L’intelligenza artificiale: un’importante sfida per le democrazie
(Adnkronos) – L’Allerta dell’Onu riguardo all’intelligenza artificiale, definita come “minaccia per le democrazie”, deve essere presa seriamente, ma senza cadere in un allarme apocalittico. Giuseppe Francesco Italiano, prorettore per l’Artificial Intelligence e le Digital Skills all’Università Luiss ‘Guido Carli’ di Roma, e noto esperto di informatica, sottolinea l’importanza di sviluppare sin da subito regole e controlli che siano adeguati alle reali capacità dell’AI, evitando di agire solo dopo un eventuale incidente. Secondo Italiano, i rischi concreti per i servizi essenziali e per le democrazie sono già evidenti e non si manifestano tra dieci anni.
Rischi attuali e futuri dell’intelligenza artificiale
Il professor Italiano afferma che l’allerta del Alto commissario Türk deve essere considerata grave. Nella sua lettera, si evidenzia una soglia irreversibile che influenzerà anche le generazioni future. Tra i rischi attuali ci sono attacchi informatici automatizzati, disinformazione su vasta scala, frodi e manipolazione dell’opinione pubblica. È importante notare che anche i sistemi decisionali basati su AI possono amplificare discriminazioni ed errori nella selezione di persone, credito e assistenza sanitaria. Un’ulteriore preoccupazione è rappresentata dai sistemi sempre più autonomi, capaci di interagire con Internet e con infrastrutture reali, il che implica una crescente difficoltà nel loro controllo.
Riguardo alle reazioni delle Big Tech statunitensi, Italiano critica il fatto che molte di queste, che oggi sottolineano la necessità di una maggiore prudenza, siano state tra le prime a promuovere l’accelerazione dello sviluppo dell’AI. Secondo lui, sebbene ci siano buone intenzioni da parte di queste aziende, è necessaria una regolamentazione comune per affrontare i rischi attuali in modo efficace. Riguardo alla possibilità che l’AI prevalga su Internet, il professor Italiano specifica che non si tratta di fantascienza: i modelli avanzati hanno già la capacità di navigare in rete e scrivere codice in autonomia. La vera questione è quanto accesso concediamo all’AI e la nostra reale capacità di controllarne le azioni.
Le sfide per l’Europa e l’Italia nell’era dell’AI
Il presidente Trump ha chiaro il suo obiettivo: mantenere gli Stati Uniti leader nell’intelligenza artificiale, legando il progresso tecnologico a potere economico e geopolitico. In questo contesto di competizione, le ragioni di un rallentamento nella corsa all’innovazione sono difficili da accettare. Sul fronte europeo, Christine Lagarde ha evidenziato la necessità di progetti per ridurre la dipendenza dalle tecnologie americane, sottolineando come l’Europa debba garantirsi una sovranità tecnologica. È fondamentale che l’Europa non si ritrovi a dipendere esclusivamente da fornitori esterni, in particolare per quanto riguarda servizi essenziali.
In questo scenario, l’Italia ha molto da offrire grazie alle sue università, strutture di ricerca e competenze. Tuttavia, è necessario migliorare la capacità di trasformare la ricerca in tecnologia utilizzabile e di implementare innovazioni concrete. La sfida è quindi quella di mettere a sistema le risorse disponibili per garantire che l’Europa e l’Italia possano emergere come attori autonomi e strategici nel campo dell’intelligenza artificiale.
Questa situazione sottolinea l’urgenza di un approccio proattivo nella regolamentazione dell’AI, in modo da salvaguardare le democrazie e garantire un futuro dove la tecnologia possa essere un alleato e non una minaccia. La consapevolezza di questi rischi è cruciale per affrontare le sfide del presente e del futuro.
