
Indagini sul furto di opere d’arte al MuMe
MESSINA (ITALPRESS) – Antonio D’Amato, procuratore capo di Messina, non esclude la possibilità che la criminalità organizzata di tipo mafioso possa essere coinvolta nel furto delle opere di Antonello, avvenuto al Museo di Messina (MuMe). D’Amato ha dichiarato: “Ci stiamo interrogando sull’eventualità che ci sia l’opera della criminalità organizzata, storicamente interessata al furto di opere d’arte”.
Focus sugli indizi e i custodi
Le indagini sono attualmente in corso su diversi fronti, tra cui il possibile coinvolgimento di personale interno al museo. In particolare, l’attenzione degli investigatori è rivolta ai quattro custodi presenti la sera del furto, poiché non sembra che l’allerta sia stata diramata immediatamente alle forze dell’ordine nonostante l’attivazione dell’allarme. Un elemento significativo dell’inchiesta riguarda il lasso di tempo di circa 15 minuti intercorso tra il momento del furto e la segnalazione dell’allerta.
Due delle opere rubate sono state successivamente ritrovate all’esterno del museo, abbandonate e recuperate grazie alla segnalazione di un passante. Attualmente, la Polizia scientifica sta effettuando accertamenti sia sulle opere recuperate sia sulle tracce lasciate dalla banda. Inoltre, vengono analizzate le immagini delle telecamere di videosorveglianza, sia interne che esterne al museo, per identificare possibili sospetti. Al contempo, gli investigatori stanno valutando collegamenti con il mercato clandestino dell’arte e l’ipotesi di un furto commissionato.
Questa notizia è di particolare rilevanza poiché mette in luce l’attenzione delle autorità italiane sui furti d’arte e sull’eventuale influenza della criminalità organizzata, sottolineando la necessità di misure di sicurezza più efficaci in luoghi di valore culturale come i musei.
