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“Attacco USA a Qesham: Trump minaccia Fordo, tensioni in Iran”

Trump e le Tensioni sull’Iran: Possibili Attacchi ai Siti Nucleari

In un’intervista rilasciata a Fox News, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha rivelato che, a seguito degli attacchi avvenuti sull’isola di Qeshm in Iran, Washington potrebbe considerare un attacco contro il sito di Fordo, il principale impianto sotterraneo iraniano per l’arricchimento dell’uranio. Trump ha specificato che gli Stati Uniti possono intervenire “entro un’ora e in qualsiasi momento vogliano”, sottolineando che “l’Iran non è in una buona posizione per negoziare” e definendo la situazione come una “guerra leggera” piuttosto che un conflitto aperto.

La Situazione su Qeshm e le Reazioni di Washington

Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, l’attacco sull’isola di Qeshm, situata nello stretto di Hormuz, è intervenuto mentre Trump esprimeva aspettative positive riguardo ai negoziati con Teheran. Funzionari statunitensi, parlando in forma anonima, hanno confermato che l’azione fa parte di una serie di attacchi limitati contro l’Iran avvenuti nelle ultime settimane, mirati a mantenere la riservatezza per non far percepire un’intenzione di avviare operazioni militari su larga scala. L’agenzia Irna ha riportato cinque esplosioni sull’isola, con testimoni che segnalavano la presenza di aerei nel cielo. Il Pentagono, interpellato sulla questione, ha deferito le richieste al comando militare americano per il Medio Oriente (Centcom), che non ha fornito una risposta immediata.

Fordo rappresenta non solo un impianto nucleare, ma anche un simbolo della capacità nucleare iraniana. Costruito in segreto a partire dal 2006, il sito è stato scoperto solamente nel 2009. Il suo monitoraggio è diventato cruciale dopo che nel 2023 l’Agenzia internazionale per l’energia atomica ha trovato tracce di uranio arricchito fino al 83%, una percentuale molto vicina a quella necessaria per sviluppare armi nucleari.

In un contesto di crescenti tensioni, l’Iran ha presentato, attraverso mediatori qatarioti, un “piano di due giorni” per la de-escalation al governo americano. Secondo il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, il piano prevede che gli Stati Uniti adottino prima alcune misure e che, successivamente, si riapra lo Stretto di Hormuz. Tuttavia, Araghchi ha specificato che la riapertura dipende dall’accettazione delle richieste iraniane da parte di Washington. Egli ha avvertito che, in caso di rifiuto, la situazione attuale resterà inalterata e che l’Iran non intende retrocedere.

Questa notizia è fondamentale nel contesto geopolitico attuale, poiché sottolinea l’elevata tensione tra Stati Uniti e Iran e la fragilità della situazione attuale, con potenziali conseguenze dirette sulla sicurezza regionale e globale.