
Emissioni di CO2 in Aumento dalla Taylor Valley
(Adnkronos) – Nella Taylor Valley, parte delle McMurdo Dry Valleys in Antartide, è stato osservato un significativo aumento delle emissioni di anidride carbonica dal permafrost, con un incremento superiore a cinque volte. Questo dato emerge dallo studio intitolato ‘Rapid Increase in Geogenic CO2 Emissions from Antarctic Permafrost’, pubblicato sulla rivista Global Biogeochemical Cycles. La ricerca è stata condotta da un gruppo di scienziati del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) e delle Università di Otago e Waikato (Nuova Zelanda).
I risultati della ricerca evidenziano un notevole aumento del degassamento del suolo. Le analisi geochimiche eseguite nel 2020, nel 2023 e nel 2025 rivelano un rilevante contributo di carbonio proveniente da sorgenti geologiche profonde. In particolare, il flusso medio di anidride carbonica è aumentato da 1,73 grammi per metro quadrato al giorno nel 2020 a 9,49 nel 2025, registrando un incremento di circa 5,5 volte. Anche il valore massimo misurato è passato da 11,36 a 72,99 grammi per metro quadrato al giorno nello stesso periodo, mostrando un incremento sia nei valori estremi che nell’intera distribuzione dei flussi.
Implicazioni delle Scoperte
“Le campagne ripetute dimostrano un cambiamento significativo e coerente del degassamento in specifiche aree della Taylor Valley”, ha commentato Livio Ruggiero, geochimico dell’Istituto di Geoscienze del Cnr (Cnr-Geo) e ricercatore associato presso l’Ingv. “Il permafrost antartico si rivela dunque un sistema in grado di veicolare carbonio da profondità inconsuete”. L’analisi dei gas ha rivelato che la maggior parte di essi non deriva semplicemente da attività microbiche in superficie, ma ha origini geologiche più profonde, come evidenziato dalle analisi molecolari e isotopiche.
La complessa struttura sotterranea della Taylor Valley include permafrost irregolare, sacche d’acqua salina e una rete geologica intricata. Sebbene studi precedenti avessero già indicato la presenza di fluidi sotto il terreno ghiacciato, non è ancora chiaro quale sia il meccanismo che consenta ai gas di risalire in superficie. Nonostante lo studio non possa collegare direttamente l’aumento delle emissioni al riscaldamento del permafrost, suggerisce la necessità di ulteriori indagini su canali idrici sotterranei e variazioni di pressione.
Questo studio sottolinea l’importanza di rivedere le attuali ricostruzioni del ciclo del carbonio a latitudini elevate. È fondamentale ampliare le osservazioni mediante monitoraggi stagionali e pluriennali, misurazioni della temperatura e dell’idrologia del permafrost, nonché indagini geofisiche per comprendere meglio la connessione tra le anomalie superficiali e i sistemi fluidi profondi. Come evidenziato da Fabio Florindo, presidente dell’Ingv, è cruciale osservare l’Antartide come un sistema integrato in cui diverse sfere interagiscono, confermando anche il valore della ricerca scientifica italiana in questo contesto.
