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“Alluvione in Nepal: Da Polenza rievoca il Vajont”

Un’imponente massa di ghiaccio e detriti ha devastato la vasta area a valle, mostrando una potenza che ricorda il disastro del Vajont. Questo è quanto riferito all’Adnkronos dall’alpinista e esperto di alta quota, Agostino Da Polenza, in merito alle gravi alluvioni e frane che hanno colpito il confine tra Nepal e Tibet, causando centinaia di vittime e persone disperse.

Il monitoraggio della situazione

Da Polenza ha spiegato di essere in costante contatto con i ricercatori dell’ente EvK2Cnr, che gestisce il Laboratorio-Osservatorio Piramide situato in Nepal, a circa 150 km dal luogo del disastro. Presso il laboratorio, è presente un sismografo che ha registrato l’evento catastrofico. “Stiamo cercando di comprendere la dinamica di ciò che è accaduto e è chiaro che il ghiacciaio, in fase di ritirata e in evoluzione, ha subito un crollo frontale che ha generato un’onda sismica di 5,2 gradi”, ha dichiarato.

Le cause del collasso e gli effetti

In particolare, sono sotto osservazione le temperature elevate, le infiltrazioni d’acqua e i movimenti sismici. Secondo le immagini raccolte negli ultimi anni, il ghiacciaio mostrava segni evidenti di arretramento. Il collasso è stato accompagnato da una grande massa detritica, rendendo evidente la forza distruttrice dell’acqua che ha spazzato via l’intera valle. “La potenza era paragonabile a quella del Vajont”, ha aggiunto Da Polenza.

Il crollo del ghiacciaio può essere attribuito a diverse condizioni, tra cui infiltrazioni d’acqua avvenute dopo giorni di maltempo, con neve seguita da temperature calde. I dati raccolti alla Piramide indicano temperature tra 8 e 10 gradi a 5500 metri. La situazione è complessa: è necessario determinare se una piccola scossa di terremoto, registrata ma ancora da analizzare, abbia contribuito al collasso di questa grande massa glaciale, preceduta da una notevole quantità di detriti.

Questa notizia mette in evidenza le vulnerabilità ambientali dell’area e i rischi legati ai cambiamenti climatici, rendendo urgente l’attenzione verso la gestione e la salvaguardia degli ambienti glaciali, nonché la preparazione per simili eventi catastrofici in futuro.