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(Adnkronos) – Dopo un lungo periodo di relativa calma, il Covid torna prepotentemente alla ribalta. L’allerta è scattata in Francia, dove i casi di contagio hanno mostrato un incremento significativo. Ma cosa sta realmente accadendo nel Paese transalpino? E quali sono le prospettive per l’Italia e il resto d’Europa? Federico Gueli, esperto italiano di varianti virali e attento osservatore dell’evoluzione del Sars-CoV-2, ha fornito un’analisi della situazione attuale, sottolineando come i recenti dati provenienti dalle reti di sorveglianza francesi indicano un aumento dei casi verso la fine di settembre. Tuttavia, Gueli specifica che siamo partiti da una bassa circolazione del virus, e i livelli attuali non superano quelli dello stesso periodo dell’anno scorso. In Italia, per ora, non esiste un allerta e la situazione appare sotto controllo, in parte anche grazie alla riapertura delle scuole.
Le nuove varianti sotto osservazione
Secondo Gueli, la situazione attuale differisce notevolmente da quella di prima del 2024, e questa variazione può essere spiegata analizzando le varianti Covid attualmente monitorate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che ne segnala quattro di particolare interesse. Tra queste vi sono, ad esempio, le varianti ricombinanti XFG e NB.1.8.1, ma anche la BA.3.2, la quale ha mostrato una diffusione importante in Europa fino all’estate scorsa. A sorpresa, è emersa anche la variante PQ.16.1.1 dalla Cina, che ha superato le altre varianti in termini di diffusione in vari Paesi asiatici. Tuttavia, Gueli avverte che, nonostante la sua capacità di propagazione in Asia, PQ.16.1.1 non ha mostrato gli stessi effetti in Europa e negli Stati Uniti, dove il livello di immunità è consapevolmente più alto.
Una situazione globale in evoluzione
Osservando l’andamento dei contagi, Gueli afferma che, dopo la primavera del 2025, non è emersa alcuna variante in grado di acquisire dominanza globale. Sebbene siano state registrate molte varianti locali o regionali, nessuna ha raggiunto una diffusione estesa. Le attuali ondate si presentano in un contesto di crescente frammentazione, con diversi Paesi che segnalano varianti diverse e il virus che non sembra in grado di sviluppare mutazioni che gli conferiscano un vantaggio competitivo significativo. La situazione è quindi considerata post-pandemica, con un abbassamento dell’attenzione mediatica e una diminuzione degli eventi globali di alto impatto.
Attualmente, in Europa, la situazione rimane poco chiara. Gueli sottolinea che ci sono scarse informazioni disponibili, ma alcuni Paesi come Spagna, Francia e Regno Unito stanno registrando incrementi nei casi. Le varianti presenti nel Vecchio Continente sono principalmente derivate dalla XFG. Anche se vi sono preoccupazioni per nuove varianti emergenti, come la PJ.2.1, attualmente non ci sono evidenze che colleghino questa variante all’aumento dei casi in Francia o in altre regioni italiane come Lombardia, Veneto, Lazio e Campania.
In conclusione, sebbene si registri una crescita dei contagi, il quadro generale appare stabile e sotto controllo. È fondamentale rimanere vigili e monitorare l’evoluzione del virus per garantire la salute pubblica, senza allarmismi eccessivi, data la natura più contenuta della diffusione rispetto ai picchi sperimentati nei periodi precedenti.
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