
Omicidio a Torino: un 26enne arrestato per l’assassinio di un 39enne
Un giovane di 26 anni è stato fermato con l’accusa di aver ucciso un 39enne, il cui corpo è stato trovato smembrato e nascosto in sacchi neri all’interno di un appartamento nella periferia nord di Torino. Durante l’udienza di convalida del fermo, il ragazzo ha dichiarato di essere stato sotto l’effetto di droghe e di aver pianificato di gettare il corpo nel fiume. Assistito dall’avvocato Wilmer Perga, ha confermato le sue dichiarazioni iniziali agli investigatori, ricostruendo gli eventi che hanno preceduto il delitto e il tentativo successivo di occultamento del cadavere.
La ricostruzione dei fatti e il coinvolgimento di altri
Stando a quanto emerso durante l’interrogatorio, il 26enne avrebbe trascorso la notte insieme alla proprietaria dell’appartamento, una professoressa, e a un uomo originario delle Filippine, entrambi ora accusati di favoreggiamento e occultamento di cadavere. Nel corso della notte sarebbe giunta la vittima, un presunto spacciatore. Al momento del risveglio, il giovane avrebbe scoperto di essere stato derubato di una somma di denaro, dando origine a una violenta lite che sarebbe degenerata in una colluttazione. Quando il giudice gli ha chiesto se fosse stato lui a soffocare la vittima, il 26enne ha dichiarato di non ricordare esattamente l’accaduto.
Il giovane ha anche raccontato di aver tentato di rianimare il 39enne per circa due ore, ma, una volta resosi conto dell’inefficacia dei suoi tentativi, ha deciso insieme agli altri di disfarsi del cadavere. Secondo la sua testimonianza, avevano intenzione di smembrare il corpo e di gettarlo in un lago o in un fiume per farlo sparire. Per realizzare questo piano, avrebbero acquistato sacchi neri, candeggina e un telo. In un momento di sconforto, il giovane ha contattato sua madre per rivelarle l’accaduto e per chiedere il suo intervento con le autorità.
Al termine dell’udienza, il giudice si è riservato di esprimere una decisione. Gli altri due fermati, la professoressa e l’uomo filippino, hanno fornito le loro versioni. La professoressa ha scelto di non rispondere, mentre l’uomo filippino ha negato ogni coinvolgimento nell’omicidio, confermando di aver solo assistito alla festa e di aver acquistato i sacchi di plastica utilizzati per il corpo.
La gravità degli atti contestati e la complessità della vicenda gettano un’ombra preoccupante su un fatto di cronaca che ha catturato l’attenzione dell’opinione pubblica, sottolineando la necessità di un approfondimento sulle dinamiche di violenza giovanile e sull’uso di sostanze stupefacenti.
