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SpaceX e il nuovo progetto di data center orbitale
ROMA (ITALPRESS/ECONOMIADELLOSPAZIO) – I data center per intelligenza artificiale progettati da SpaceX stanno sviluppando una dimensione industriale sempre più definita. In una risposta tecnica presentata alla Federal Communications Commission (FCC) il 18 settembre, l’azienda ha comunicato che le piattaforme potrebbero avere una massa fino a 4.000 kg per unità. Questo dato indica uno sviluppo su scala significativamente diversa rispetto alle tradizionali mega-costellazioni dedicate alle telecomunicazioni.
Caratteristiche e ambizioni del progetto
La massa specificata è stata rivelata nella documentazione presentata alla FCC e successivamente condivisa il 20 settembre da Tesla Owners Silicon Valley, che ha confrontato questo valore con quello di un satellite Starlink V3, facendosi portavoce della nuova denominazione “Starmind”. Sebbene la FCC identifichi formalmente la richiesta come SpaceX Orbital Data Center System, il termine Starmind ha acquisito popolarità per riferirsi al progetto.
SpaceX ha in programma un’infrastruttura ancora più ambiziosa: ha presentato una richiesta alla FCC per un sistema non geostazionario composto da un massimo di 1 milione di satelliti, destinati a operare come data center orbitali. È importante notare che questa cifra rappresenta un limite massimo e non implica un’approvazione per il dispiegamento di tale numero di unità.
La progettazione di un data center spaziale deve affrontare sfide tecniche complesse, in particolare in termini di calcolo, alimentazione, comunicazione e gestione termica. A differenza dei sistemi di raffreddamento tradizionali, nello spazio il calore deve essere dissipato principalmente per irraggiamento, rendendo la gestione termica una delle variabili più critiche.
SpaceX ha delineato un sistema volto a supportare applicazioni di intelligenza artificiale attraverso infrastrutture computazionali in orbita, proponendo orbite comprese tra 500 e 2.000 chilometri, con collegamenti ottici tra i satelliti e le reti Starlink di prima e seconda generazione. La proposta implica anche una gestione energetica differente rispetto ai data center terrestri, segnando un passaggio strategico dalla connettività al computing. Mentre Starlink si concentra sulla trasmissione di dati, un data center orbitale permetterebbe un’elaborazione diretta dei dati nello spazio, integrando satelliti, collegamenti intersatellitari e capacità computazionale in un’unica infrastruttura digitale.
Questa notizia segna un passo significativo nell’evoluzione delle tecnologie spaziali di SpaceX. L’idea di un data center orbitale non solo rappresenta una nuova frontiera nel computing ma potrebbe anche cambiare radicalmente il modo in cui vengono gestite e elaborate le informazioni nel futuro prossimo.
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