ROMA (ITALPRESS) – Pietro Salini, CEO di Webuild, ha recentemente rilasciato un’intervista al Corriere della Sera, in cui ha illustrato il significativo incremento degli investimenti pubblici in Italia. Nel 2018, tale valore si attestava al 2,1% del PIL, mentre nel 2023 è balzato al 3,2%, prevalentemente grazie al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr). Salini ha sottolineato l’importanza di mantenere questo slancio e ha proposto una rinnovata collaborazione tra governo e industria, con l’obiettivo di rendere la spinta del Pnrr strutturale e duratura.
Unione tra Competenza e Investimento
Per Salini, la proposta industriale di Webuild è fondamentale per consolidare le competenze italiane, permettendo di costruire un campione internazionale nel settore delle grandi opere. Ha affermato che la dimensione dell’impresa è importante, ma il valore delle competenze è ancora più cruciale. Rispondendo alle preoccupazioni riguardo a una possibile eccessiva concentrazione di potere nelle mani di Webuild, il CEO ha evidenziato che la società opera a livello globale, con un portafoglio ordini di oltre 58 miliardi. Inoltre, ha sottolineato che in Italia Webuild rappresenta solo il 2% del mercato delle costruzioni, con il 37% del fatturato derivante da progetti aperti a tutti gli operatori, sia nazionali che internazionali.
Rivendicazione di Adeguamenti e Futuro Infrastrutturale
Parlando del Pnrr, Salini ha ribadito la necessità di trasformare il dinamismo attuale in una norma consolidata. Ha esortato a stabilire un’alleanza continua tra governo, imprese e istituzioni finanziarie, finalizzata a pianificare investimenti su un orizzonte pluriennale. Salini ha anche sollevato la questione dei maggiori costi delle opere in corso, richiedendo una corretta applicazione delle regole contrattuali. Ha specificato che il fabbisogno di cassa di breve termine di circa 2,1 miliardi è relativo all’avanzamento di progetti pubblici e non a necessità interne dell’azienda.
In conclusione, Salini ha tracciato una strada chiara per sostenere gli investimenti infrastrutturali in Italia. Ha fatto riferimento al divario infrastrutturale come un fattore che ostacola la crescita e ha sollecitato una forte alleanza strategica tra Stato e imprese. La mancanza di investimenti nelle infrastrutture, ha avvertito, potrebbe compromettere la competitività e il welfare del Paese, incidendo negativamente sul futuro delle nuove generazioni.
