Salute

“Rinofaringeo: il 63% dei casi in Italia colpisce gli under 65”

Il Tumore Rinofaringeo: Un Problema Emergente per il Sistema Sanitario

(Adnkronos) – Il tumore rinofaringeo, pur essendo considerato raro, presenta caratteristiche epidemiologiche, cliniche e assistenziali che richiedono un’attenzione crescente da parte del sistema sanitario. In Italia, il 63% del carico di malattia associato a questa patologia riguarda individui sotto i 65 anni, una cifra significativamente più alta rispetto al 43% registrato per altre neoplasie del distretto testa-collo. Questa peculiarità ha ripercussioni anche sul piano sociale ed economico, con una perdita di produttività stimata in 57,2 milioni di dollari all’anno.

Il Policy Brief e la Necessità di Sviluppare Nuove Evidenze

Queste informazioni emergono dal Policy Brief intitolato ‘Tumore rinofaringeo in Italia: evidenze, bisogni dei pazienti e prospettive future’, redatto dal Teha Group con il supporto non condizionante di Leo Pharma. Il documento è stato presentato oggi a Roma, durante un evento che ha coinvolto rappresentanti delle istituzioni, esperti del settore e associazioni di pazienti. Realizzato attraverso un percorso di lavoro avviato nel 2026 con un gruppo multidisciplinare di esperti, il Policy Brief ha l’obiettivo di fornire un contributo significativo al dibattito istituzionale e scientifico, sistematizzando le evidenze disponibili e identificando aree prioritarie di intervento per il futuro. In Italia, l’incidenza di questa neoplasia è pari a 0,88 casi per 100.000 abitanti, collocando il Paese tra i più colpiti dell’Unione Europea.

Le evidenze raccolte evidenziano come la cura del tumore rinofaringeo non si limiti al semplice trattamento della malattia. Con l’aumentare dei pazienti che convivono a lungo con gli effetti delle terapie, la qualità della vita diventa una priorità. Disturbi legati a alimentazione, comunicazione e benessere psicologico richiedono interventi strutturati di monitoraggio, riabilitazione e supporto multidisciplinare. Si sottolinea anche la necessità di generare nuove evidenze cliniche nei contesti europei non endemici, poiché molte delle conoscenze attuali derivano da studi su popolazioni asiatiche, le cui caratteristiche epidemiologiche e biologiche differiscono da quelle europee.

Alla luce delle informazioni raccolte, il Policy Brief propone quattro priorità di intervento per il futuro. Queste includono il sostegno alla ricerca focalizzata su contesti non endemici, la promozione di diagnosi più rapide, il miglioramento della qualità delle prestazioni sanitarie attraverso il monitoraggio sistematico e il supporto riabilitativo, e l’adozione di modelli coordinati per ridurre le disuguaglianze territoriali. In un’epoca di grandi avanzamenti terapeutici e di un numero sempre crescente di pazienti che convivono con la malattia, affrontare queste sfide è cruciale non solo per migliorare gli esiti clinici, ma anche per garantire una presa in carico più completa e soddisfacente per i pazienti, promuovendo al contempo lo sviluppo di nuove conoscenze a beneficio del sistema sanitario.