
Rientro in Tunisia per il giovane coinvolto nell’aggressione al rabbino di Milano
(Adnkronos) – Battar Zahani, il ventunenne rimpatriato in Tunisia giovedì scorso, ha dichiarato al Corriere della Sera di non nutrire odio nei confronti di Israele né della comunità ebraica, definendo l’incidente come “solo uno scherzo”. Zahani è stato protagonista di un’aggressione nei confronti del rabbino di Milano, Rav Tzemach Mizrachi, avvenuta il 16 settembre in piazzale Bande Nere. La notizia è stata confermata dal Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
Zahani, originario di Como e cresciuto a Meleti nel Lodigiano, era studente di ingegneria all’università di Parma. A proposito del suo legame con l’Italia, ha affermato: “Io morirei per l’Italia: è il Paese dove sono nato e cresciuto”. Durante il suo rientro in Tunisia, ha descritto la situazione dicendo: “Quando sono arrivato, gli agenti italiani mi hanno consegnato alla polizia tunisina. Non parlo bene il tunisino e continuavo a dire che non capivo, anche in inglese. Alla fine mi hanno lasciato libero, ma ho dovuto contattare mia madre per spiegare cosa stesse accadendo, perché nessuno l’aveva avvisata dall’Italia. Quando le ho raccontato tutto, è scoppiata a piangere, non poteva crederci.”
Il giovane attende ora ulteriori sviluppi sulla sua situazione e spera di poter tornare in Italia. Si difende dalle accuse di aggressione sostenendo che il gesto che ha scatenato l’incidente è stato frainteso. “Il nostro amico ha preso per scherzo il cappello del rabbino, indossandolo e poi restituendolo. Mio fratello ha dato un calcio alle gambe del rabbino, ma non per fargli male. Io non l’ho toccato: avevo il telefono in mano e stavo registrando un video. Ho solo riso”, ha spiegato.
Attesa di chiarimenti sulla vicenda
Questa vicenda solleva interrogativi sulla responsabilità e sulle conseguenze legali di gesti che, seppur percepiti come innocenti da chi li compie, possono avere impatti significativi. La situazione di Zahani indica la complessità delle interazioni sociali e culturali in un contesto delicato come quello milanese, a maggior ragione in un clima di crescente tensione social-politica. L’attesa di chiarimenti sul caso è un aspetto cruciale per garantire una comprensione completa degli eventi e la giusta applicazione della legge.
