
Avvio del Registro del Passaporto Digitale di Prodotto in Europa
(Adnkronos) – Il conto alla rovescia per l’introduzione del Registro del Passaporto Digitale di Prodotto, avviato dalla Commissione Europea a luglio, sta per entrare nel vivo. A partire dal 2027, tutti i beni immessi sul mercato europeo dovranno riportare un codice che delinei le informazioni relative ai materiali di cui sono composti, la loro durata, le modalità di riparazione e le disposizioni per il loro smaltimento. La prima scadenza importante si avrà a febbraio 2027, riguardante specifiche batterie di grandi dimensioni, mentre per le altre categorie il processo di adozione delle regole sarà graduale e si concentrerà inizialmente su settori come ferro, acciaio, alluminio, tessili, pneumatici, mobili e materassi, con implementazione prevista tra il 2026 e il 2029.
Le Complicazioni per le Aziende Italiane
Per garantire la funzionalità di questo codice, ogni azienda deve fornire un’unica versione delle informazioni relative a ciascun prodotto. Tuttavia, questo rappresenta una sfida per molte imprese italiane. Secondo i dati di On Page, una piattaforma italiana dedicata alla gestione delle informazioni sui prodotti, le schede prodotto sono frequentemente disperse su otto archivi diversi, da gestire su sei canali e in cinque lingue. Questo fenomeno non è il risultato di disorganizzazione, ma si sviluppa nel tempo con la crescita delle aziende. Ogni reparto, dal tecnico al marketing, gestisce le informazioni in maniera autonoma, creando nel tempo una dispersione di dati che rende complicato garantire coerenza e aggiornamenti simultanei.
Ad esempio, quando un’informazione cambia, deve essere aggiornata manualmente in tutti i vari archivi, il che aumenta notevolmente il rischio di errori e incoerenze. “In molte aziende il dato di prodotto non ha un proprietario definito. Vive in otto luoghi diversi e viene aggiornato da tre diversi reparti”, spiega Lorenzo Gabatel, CEO di On Page. La situazione si complica ulteriormente quando le stesse informazioni sono pubblicate su cinque o sei canali differenti, richiedendo un ingente dispendio di tempo e risorse per ogni singola correzione.
Secondo statistiche nazionali, meno della metà delle piccole e medie imprese italiane (il 48,8%) dispone di un sistema gestionale integrato, in grado di facilitare la condivisione delle informazioni tra i diversi reparti. Anche nelle grandi aziende, dove la percentuale sale all’85,9%, ci si trova spesso di fronte a un gestionale che non include tutti i dati necessari. Ciò porta alla necessità di gestire otto archivi anche in realtà che, teoricamente, dovrebbero essere centralizzate.
In conclusione, la trasformazione necessaria per l’implementazione del passaporto digitale a livello europeo richiede non solo un adeguamento tecnologico, ma anche un cambiamento culturale nelle modalità di gestione delle informazioni di prodotto. Le aziende devono essere pronte a centralizzare i loro dati e stabilire procedure chiare per l’aggiornamento, in quanto il tempo a disposizione per mettersi in regola sta per scadere.
