Salute

“Nuova terapia riduce del 58% il rischio di morte da tumore prostata”

Nuovi dati presentati durante il Congresso 2026 della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO) evidenziano che l’aggiunta di darolutamide, un inibitore del recettore degli androgeni sviluppato da Bayer, alla terapia di deprivazione androgenica standard e alla radioterapia locoregionale, comporta un significativo miglioramento della sopravvivenza libera da metastasi nei pazienti affetti da tumore della prostata a rischio molto elevato di recidiva. Secondo quanto riportato da Bayer, l’analisi intermedia a un follow-up mediano di 3,8 anni ha mostrato una riduzione del 58% del rischio di metastasi o morte con darolutamide, rispetto al placebo, il che porta a un tasso di sopravvivenza libera da metastasi del 95% a quattro anni per i pazienti trattati con darolutamide.

I Benefici di Darolutamide nel Tumore della Prostata

Secondo Luigi Formisano, professore di Oncologia medica all’Università degli Studi di Napoli Federico II, darolutamide ha già dimostrato di portare importanti benefici nei pazienti con tumore della prostata ormonosensibile metastatico e nella malattia non metastatica resistente alla castrazione. I pazienti con tumore della prostata in fase iniziale e ad alto rischio di recidiva sono a rischio elevato di progressione della malattia, rendendo essenziale un intervento precoce ed efficace. Lo studio DASL-HiCaP ha rivelato il potenziale dell’aggiunta di darolutamide alla terapia standard per prevenire o ritardare la progressione della malattia.

Statistiche e Sicurezza del Trattamento

Il tumore della prostata è il più comune tra gli uomini in Italia, con oltre 40.000 nuove diagnosi ogni anno. Gli obiettivi terapeutici per i pazienti non metastatici includono il ritardo della comparsa di metastasi e l’estensione della sopravvivenza globale, senza compromettere la qualità della vita. Darolutamide ha mostrato un’elevata tollerabilità, con eventi avversi simili al gruppo placebo. La percentuale di pazienti che ha manifestato eventi avversi gravi è rimasta nel 43% nel gruppo trattato con darolutamide, rispetto al 36% nel gruppo placebo.

In sintesi, i nuovi dati sottolineano il potenziale di darolutamide per le fasi precoci del tumore della prostata, offrendo speranze per un miglioramento significativo nelle opzioni di trattamento per i pazienti. L’attuale follow-up dei partecipanti è previsto per fornire ulteriori informazioni sui risultati a lungo termine, compresa la sopravvivenza globale, e lo studio DASL-HiCaP si afferma come un importante passo avanti nella ricerca sul tumore della prostata in fase iniziale, coinvolgendo oltre 1.100 partecipanti provenienti da vari paesi.