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“Molestie sul lavoro: risarcibili anche carezze indesiderate”

(Adnkronos) – Il Tribunale di Prato ha stabilito che atti di carezza, contatti fisici e confidenze non richieste, anche in assenza di intenzioni sessuali esplicite, possono configurarsi come molestie sul luogo di lavoro. Questa decisione è il risultato dell’accoglimento del ricorso presentato da un’impiegata di un’azienda pratese, come riportato dal quotidiano “Il Tirreno”.

Comportamenti Molesti e le Conseguenze per l’Azienda

La lavoratrice, addetta al controllo qualità, ha denunciato una serie di atteggiamenti inappropriati da parte del socio e amministratore della società, il quale avrebbe posto in essere tali comportamenti tra gennaio e luglio 2026. Le sue attenzioni indesiderate avrebbero provocato un forte disagio psicologico nel personale, culminando in problemi di salute certificati dall’Inail e in un’assenza dal lavoro che ha superato i quattro mesi.

Al termine del procedimento, il Tribunale ha condannato l’azienda a risarcire la lavoratrice con una somma superiore ai 4.000 euro. Inoltre, il giudice ha ordinato che vengano adottate misure organizzative affinché, al momento del rientro della dipendente, vengano rispettati la sua integrità personale e morale, garantendo l’assenza di ulteriori comportamenti molesti.

Episodi Rilevanti e Riscontro Giudiziario

Tra i fatti contestati, uno in particolare si è verificato durante una riunione aziendale con la partecipazione di numerosi colleghi e figure dirigenziali. In quell’occasione, l’amministratore le avrebbe toccato i capelli e appoggiato una mano sulla spalla. Altri episodi hanno incluso contatti fisici nel corridoio e commenti sul suo aspetto e abbigliamento. La lavoratrice aveva già espresso il proprio disappunto riguardo a tali confidenze, senza che ciò portasse alla cessazione dei comportamenti inadeguati.

Il giudice ha rilevato che la realtà dei fatti non evidenzia necessariamente un’intenzione sessuale, ma piuttosto si fonda sull’instaurazione unilaterale di una relazione intima e non richiesta. Questo principio, affermato nel decreto, ribadisce che la molestia può manifestarsi anche in assenza di comportamenti sessuali espliciti, ma può comunque ledere la dignità della persona interessata. Nonostante le difficoltà affrontate, la dipendente non ha presentato le dimissioni e si prepara a rientrare al lavoro, sottolineando l’importanza di mantenere un ambiente lavorativo rispettoso e dignitoso per tutti.

La sentenza rappresenta un importante passo avanti nella lotta contro le molestie sul lavoro, evidenziando che anche piccoli gesti, se non desiderati e ripetuti, possono oltrepassare il limite e diventare inaccettabili. La decisione del tribunale ha il potenziale di influenzare positivamente i protocolli di sicurezza e rispetto della dignità all’interno delle aziende, creando un clima di lavoro più sano e rispettoso.