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Milo Infante: “Sento il dolore altrui, Piera Maggio mi pesa”

Il racconto di Milo Infante a Verissimo: emozioni e riflessioni

(Adnkronos) – Milo Infante, ospite della trasmissione Verissimo, ha condiviso le sue emozioni e le sfide legate al suo arrivo in Mediaset, dove conduce i programmi ‘Ore 11’ e il martedì sera ‘Verità nascoste’. Durante l’intervista, Infante ha confessato di aver temuto di deludere il pubblico e Pier Silvio Berlusconi, ponendosi interrogativi sulla correttezza della sua scelta professionale.

Un sogno che si avvera e ricordi del passato

Da bambino, Infante sognava di diventare giornalista, ispirato dall’immagine dell’antennone di Mediaset che vedeva da casa. Ha descritto il gruppo Mediaset come una vera e propria “casa” per lui, in cui si è sentito subito ben accolto. Riguardo alla sua esperienza in Rai, il giornalista ha espressamente affermato di non avere rimpianti, ricordando quegli anni come “belli e pieni di soddisfazioni”.

Nell’intervista è emerso anche il delicato tema della sua relazione con i genitori, in particolare con il padre. Infante ha raccontato di aver dovuto affrontare la decisione di far ricoverare il padre in una struttura, a causa delle sue condizioni di salute. Ha condiviso un toccante ricordo dell’ultimo incontro con lui, quando il padre gli chiese di “portarlo via di lì”, un momento che continua a pesare sul suo cuore.

Oggi, Milo Infante è un padre affettuoso di Daniele, 18 anni, e sposato con Sara Venturi, che definisce la sua “roccia”. Riguardo al suo ruolo di giornalista, ha parlato del peso emotivo del raccontare storie di cronaca e di come il dolore degli altri possa influenzare la sua vita personale. Ha citato casi come quello di Denise Pipitone, sottolineando il forte impatto che tali vicende hanno su di lui e la sua empatia per le famiglie coinvolte.

In conclusione, l’intervista a Milo Infante ha messo in luce non solo la sua carriera professionale, ma anche gli aspetti più intimi della sua vita, dimostrando come la sua esperienza personale influenzi la sua visione del mondo. La narrazione di storie di cronaca non è solo un lavoro per lui, ma un grave impegno emotivo che porta con sé ogni giorno.