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“Malattie rare: De Stefano rivela aumento mortalità per piastrinopenia”

Piastrinopenia immune: una malattia rara da non sottovalutare

(Adnkronos) – La piastrinopenia immune è una malattia rara spesso associata alle giovani donne, ma in realtà può colpire persone di tutte le età, inclusi gli anziani e i bambini. Valerio De Stefano, professore di Ematologia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, ha affermato che questa condizione presenta un aumento del 40% del rischio di mortalità, con circa la metà di tale incremento attribuibile a emorragie conseguenti alla ridotta conta piastrinica. Queste informazioni sono emerse durante la terza giornata del Congresso nazionale della Società italiana per lo studio dell’emostasi e della trombosi (Siset), attualmente in corso a Roma.

Prospettive di trattamento e sfide nella ricerca

Il professor De Stefano ha evidenziato come la situazione stia cambiando rapidamente grazie all’introduzione di nuove classi di farmaci in grado di aumentare il numero di piastrine nei pazienti. Ha spiegato che la splenectomia, ovvero la rimozione della milza, può portare fino al 60% di pazienti in remissione dopo dieci anni. Tuttavia, negli ultimi 10-15 anni sono stati sviluppati trattamenti meno invasivi, quali le terapie con anticorpi monoclonali, in grado di riequilibrare il sistema immunitario e garantire una conta piastrinica stabile nel lungo termine.

Infine, De Stefano ha sollevato preoccupazioni riguardo alle difficoltà che la ricerca indipendente deve affrontare. Ha sottolineato come i rigidi vincoli delle normative sulla privacy e i requisiti dei comitati etici stiano compromettendo la possibilità di condurre studi non finanziati dall’industria. Anche se la ricerca sponsorizzata ha il suo valore, è fondamentale compiere ulteriori sforzi per garantire il benessere dei pazienti e promuovere la ricerca in ambito indipendente.

Questa notizia mette in luce non solo le sfide legate alla piastrinopenia immune, ma anche l’importanza di un approccio equilibrato alla ricerca e allo sviluppo di trattamenti, per migliorare la qualità della vita dei pazienti affetti da questa malattia rara.