Salute

“Guerra: 123 milioni di pazienti sfollati senza cure”

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(Adnkronos) – “I dati testimoniano una realtà impossibile da trascurare. Nel 2024, 123 milioni di persone sono state costrette a lasciare le proprie abitazioni a causa di 65 conflitti attivi in tutto il mondo. Per chi vive in situazioni di guerra, questa condizione comporta non solo la perdita della casa e della sicurezza, ma spesso anche la privazione dell’accesso a servizi essenziali come la salute, la prevenzione e le cure.” Queste sono le parole di Rossana Berardi, presidente eletta dell’Aiom e direttrice della Clinica oncologica dell’Università Politecnica delle Marche-Aou delle Marche, che ha tracciato un bilancio delle Giornate dell’Etica Aiom, che si concludono oggi a Erice, in provincia di Trapani, dedicate a “Guerra, salute globale e oncologia”.

Le conseguenze della guerra sulla salute oncologica

“Questi numeri parlano da soli”, continua Berardi, “perché lasciare la propria casa spesso significa rinunciare anche alla possibilità di ricevere cure, partecipare a programmi di prevenzione e screening e ricevere diagnosi e trattamenti per tumori”. La guerra influisce sulla salute in maniera diretta, attraverso la distruzione delle strutture sanitarie, e in modo indiretto e duraturo. Berardi riporta che “quasi 3.000 strutture e infrastrutture sanitarie in Ucraina sono state danneggiate. In Siria, tra circa 5.000 pazienti affetti da tumore al polmone, il 70-80% ha ricevuto una diagnosi in fase avanzata”.

Un impatto duraturo sulla salute pubblica

La rilevanza del problema in oncologia è accentuata dal fatto che il momento in cui un tumore viene diagnosticato influisce in modo determinante sulle possibilità di cura. “Non possediamo dati epidemiologici sufficienti per valutare con certezza l’impatto globale della guerra sui sistemi sanitari e sulla vita delle persone,” afferma Berardi, “ma è indubbio che il grado di avanzamento della malattia rappresenta uno dei principali fattori prognostici. Una diagnosi tardiva comporta una riduzione delle possibilità di guarigione e un aumento del rischio di mortalità”.

Non si tratta solo di conseguenze immediate, ma gli effetti della guerra sulla salute si protrarranno nel tempo, compromettendo la prevenzione e la continuità delle cure. “Questi dati ci portano a riflettere non solo sull’impatto immediato della guerra e sulla distruzione che essa porta,” spiega Berardi, “ma anche sulle conseguenze a lungo termine. Un conflitto interrompe l’accesso alle cure e alla prevenzione, rendendo più difficile la guarigione dalle malattie.” Inoltre, la questione ambientale riveste un ruolo cruciale: “Adottando un approccio di One Health, possiamo osservare ripercussioni enormi sull’inquinamento atmosferico, del suolo e delle risorse idriche”.

In conclusione, le Giornate dell’Etica hanno messo in luce non solo gli aspetti medici, ma anche le implicazioni umane e sociali dei conflitti. La distruzione di un ospedale implica la rottura di percorsi di prevenzione, diagnosi e cura sviluppati nel tempo, con conseguenze che possono perdurare anche dopo la cessazione dei combattimenti. Berardi sottolinea infine un pensiero sul rischio di escalation nucleare: “Non premere quel pulsante, perché se sei il primo a farlo, sarai il secondo a morire”. Questa riflessione evidenzia l’urgenza di affrontare le conseguenze dei conflitti, per tutelare la salute e il benessere delle popolazioni colpite.

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