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Epatite Delta: diagnosi facili e nuove terapie in arrivo!

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MILANO (ITALPRESS) – Dopo decenni contraddistinti da possibilità terapeutiche estremamente limitate, l’Epatite Cronica Delta entra in una nuova fase. Questo progresso è emerso durante la quinta edizione dell’International Delta Cure Meeting, tenutasi a Milano e presieduta da Pietro Lampertico, Professore Ordinario di Gastroenterologia all’Università degli Studi di Milano e Direttore della Gastroenterologia ed Epatologia della Fondazione IRCCS Cà Granda Ospedale Maggiore Policlinico, insieme a Heiner Wedemeyer, Direttore del Dipartimento di Gastroenterologia, Epatologia, Malattie Infettive ed Endocrinologia della Scuola di Medicina di Hannover.

Situazione Attuale dell’Epatite Delta

Come dimostrano le statistiche, l’HDV colpisce un numero relativamente ridotto di persone in Italia e nel resto del mondo, con stime che indicano alcune migliaia di pazienti con infezione attiva. Sebbene la malattia sia rara, la sua rilevanza clinica è elevata, soprattutto per la rapidità con cui può evolvere e per l’età, spesso giovane, dei pazienti. Il Professore Lampertico ha dichiarato: “L’epatite Delta è una malattia rara, ma è la forma più aggressiva di epatite virale cronica, in grado di portare a gravi complicazioni come cirrosi e epatocarcinoma.” Fino ad oggi, dall’identificazione della malattia nel 1977 da parte del Professore Mario Rizzetto, erano mancati trattamenti approvati, mentre oggi è disponibile bulevirtide, il primo farmaco specifico per l’epatite cronica Delta.

Prospettive Future

Il trattamento attuale con bulevirtide ha dimostrato risposte virologiche e biochimiche significative, con un profilo di sicurezza elevato anche per i pazienti con malattia avanzata. Recenti studi hanno evidenziato una riduzione dell’80% del rischio di scompenso nei pazienti cirrotici trattati nel corso di tre anni. Durante il congresso sono stati presentati dati promettenti su tre nuove strategie terapeutiche, tra cui anticorpi monoclonali in combinazione con molecole dirette contro l’HBV RNA. Questo potrebbe segnare un cambiamento dal trattamento unico a una gamma più ampia di opzioni terapeutiche, con approcci a lungo termine e strategie a durata definita.

Inoltre, è in atto un’evoluzione anche nella diagnosi. Si raccomanda che tutti i pazienti HBsAg positivi vengano testati per gli anticorpi anti-HDV, ma questa pratica non è ancora sistematica. Sul fronte della ricerca, si stanno sviluppando nuovi farmaci contro l’epatite B, dato che il virus Delta necessita dell’HBV per replicarsi. La cura dell’epatite B potrebbe dunque avere un impatto positivo anche sull’HDV.

Il 5° International Delta Cure Meeting, svoltosi presso la Fondazione Cariplo Conference Center di Milano, ha coperto una vasta gamma di temi, dall’epidemiologia alla diagnosi e agli approcci terapeutici, rappresentando un passaggio importante nella lotta contro l’epatite Delta.

Questa notizia è di rilevante importanza, poiché segna un progresso significativo nella comprensione e nel trattamento dell’Epatite Cronica Delta, aprendo la strada a nuove possibilità terapeutiche che possono migliorare notevolmente la qualità della vita dei pazienti coinvolti.

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