
(Adnkronos) – L’avvio del nuovo anno scolastico porta con sé una novità significativa che alimenta il dibattito sull’educazione affettiva e sessuale nelle scuole: l’introduzione di una normativa sul consenso informato. Questa disposizione prevede che le famiglie siano informate in anticipo riguardo ai contenuti e alle modalità delle attività extracurriculari dedicate alla sessualità e all’affettività, consentendo loro di autorizzare o meno la partecipazione degli studenti. La questione, che suscita opinioni contrastanti tra la popolazione e i giovani italiani, ha guadagnato ulteriore attenzione nelle ultime settimane grazie a una raccolta firme per un referendum finalizzato a modificare la normativa attuale, che ha recentemente superato il quorum con oltre 575.000 firme raccolte. In questo contesto, si inserisce la nona edizione dell’Osservatorio ‘Giovani e Sessualità’ condotto da Durex, che conferma un dato significativo: “9 giovani italiani su 10 richiedono l’introduzione dell’educazione affettiva e sessuale a scuola”, un orientamento mantenuto costante nel tempo e supportato dalla maggioranza degli adulti, con l’88,7% dei genitori e il 90,7% degli insegnanti favorevoli.
Comportamenti dei giovani e necessità educative
L’indagine, realizzata in collaborazione con Skuola.net tra marzo e giugno 2026 su un campione di oltre 15.000 giovani di età compresa tra gli 11 e i 24 anni, mette in evidenza un aspetto allarmante: l’età del primo approccio alla sessualità si sta abbassando. Quasi un giovane su due (49,6%) dichiara di aver avuto il primo rapporto sessuale tra gli 11 e i 16 anni, con oltre il 10% (11,1%) che afferma di averlo avuto prima dei 13 anni — un dato che è quasi quadruplicato rispetto al 2019, quando era solo del 3,1%. A questo abbassamento dell’età si associano comportamenti che espongono i giovani a maggiori rischi per la salute; infatti, il 32,1% non ha utilizzato il preservativo durante il primo rapporto, percentuale che arriva al 69,8% tra i ragazzi di 11 e 13 anni. Solo il 45,6% degli intervistati afferma di utilizzare sempre il preservativo, una cifra in calo rispetto al 56,7% del 2019.
Il ruolo centrale della scuola nella formazione
In aggiunta, la ricerca mostra che la maggior parte dei giovani (55,1%) cerca informazioni su sessualità e contraccezione principalmente online, cercando di evitare l’imbarazzo di discutere con adulti. Solo il 7,8% si rivolge ai genitori o ad figure di riferimento, con casi in cui quasi un giovane su 10 (9,3%) non consulta nessuno. La mancanza di dialogo familiare si traduce in una forte difficoltà: il 45,9% dei ragazzi non ha mai parlato di sessualità in casa, e il disagio rappresenta il principale ostacolo (42,7%). Nonostante il 44,3% degli intervistati ammetta di non aver mai trattato questi argomenti a scuola, il 90,3% richiede l’attivazione di programmi educativi in materia, con il 64,6% che sostiene dovrebbero essere obbligatori. Inoltre, il 72,4% degli intervistati evidenzia l’importanza di avere professionisti qualificati come medici e psicologi, piuttosto che solo insegnanti, a gestire questi percorsi.
La rilevanza di queste scoperte è evidente, poiché dimostrano quanto sia cruciale ascoltare le esigenze formative dei giovani e rispondere con misure concrete. Secondo Laura Savarese, direttrice Affari regolatori e relazioni esterne di Reckitt Benckiser Healthcare (Italia) Spa, è fondamentale sviluppare proposte educative affidabili, ascoltando le varie parti coinvolte, per garantire che i giovani possano affrontare le sfide legate alla sessualità in modo consapevole e rispettoso. I dati raccolti dall’Osservatorio sottolineano l’importanza di investire in educazione non per incoraggiare comportamenti precoci, ma per fornire ai ragazzi gli strumenti necessari per compiere scelte informate e sicure. L’educazione affettiva e sessuale non è solo un tema di attualità, ma una necessità riconosciuta per il benessere e la salute delle nuove generazioni.
