
Nuovo test sperimentale per la diagnosi precoce del cancro al pancreas
Uno dei motivi principali per cui il cancro al pancreas rappresenta una neoplasia particolarmente temibile è il fatto che viene spesso diagnosticato in fase avanzata, quando si è già diffuso. Tuttavia, un ampio studio internazionale pubblicato su ‘Nature Medicine’ potrebbe cambiare le sorti di questa malattia. Un team di ricercatori del City of Hope, una delle principali istituzioni di ricerca oncologica negli Stati Uniti, ha sviluppato un innovativo test del sangue sperimentale. Questo test potrebbe consentire di identificare il cancro al pancreas nelle sue fasi iniziali, caratterizzate da una maggiore possibilità di trattamento e potenziale guarigione. I dati raccolti sono promettenti: la biopsia liquida, denominata Panxeon, ha dimostrato un’elevata sensibilità nel rilevare la neoplasia in stadi 1 e 2, con un basso tasso di falsi positivi.
Un avanzamento significativo nella diagnosi precoce
La ricerca ha ricevuto il supporto del National Institutes of Health (Nih) e del National Cancer Institute, insieme all’italiana Airc. Ajay Goel, autore senior dello studio e direttore del Dipartimento di diagnostica molecolare e terapie sperimentali del City of Hope, ha sottolineato l’importanza di identificare il cancro al pancreas nelle prime fasi, prima della comparsa dei sintomi. Attualmente, il cancro al pancreas ha uno dei più bassi tassi di sopravvivenza, con solo il 14% dei pazienti che supera i cinque anni dalla diagnosi. Circa il 90% dei malati riceve una diagnosi in fase avanzata.
Il test Panxeon si distingue per il suo approccio diagnostico innovativo, analizzando un campione di sangue per rilevare tre marcatori tumorali: microRNA circolanti, microRNA esosomiali e la proteina CA19-9. Grazie all’uso dell’intelligenza artificiale, il test combina queste misurazioni in un punteggio unico che stima il rischio di cancro. Negli Stati Uniti, in Europa e in Asia, quasi 1.800 pazienti sono stati valutati con questo metodo, e i risultati si sono rivelati molto incoraggianti, consentendo di identificare correttamente il cancro al pancreas negli stadi iniziali nell’87% dei casi con un tasso di falsi positivi estremamente basso, pari al 3% nei gruppi a basso rischio.
In particolare, Panxeon è riuscito a riconoscere la displasia di alto grado, una condizione precancerosa frequentemente considerata lo “stadio 0” del cancro al pancreas, nel 64% dei casi. Questa capacità potrebbe migliorare notevolmente l’identificazione delle cisti pancreatiche che necessitano di monitoraggio attivo o intervento chirurgico, prevenendo la progressione verso un cancro invasivo. La diagnosi precoce rappresenta da anni una priorità nella ricerca oncologica; tuttavia, i test precedenti non sono stati sufficienti. La combinazione di più marcatori in un unico esame offre un quadro più completo, come spiegato da Goel: “La maggior parte dei biomarcatori fornisce solo una porzione dell’immagine. Combinando più segnali biologici, otteniamo una visione più chiara delle possibili evoluzioni nel pancreas”.
Questa ricerca non solo rappresenta un potenziale passo avanti nella lotta contro il cancro al pancreas, ma offre anche nuove speranze per i pazienti a rischio, come quelli con una storia familiare di tumore o patologie pancreatiche preesistenti. Attualmente, le tecniche invasive e costose per la diagnosi possono rivelarsi limitate. Un esame del sangue affidabile può facilitare l’individuazione dei pazienti che necessitano di ulteriori esami diagnostici. Come afferma Goel, “Un cambio di stadio non è solo una statistica; prima riusciamo a diagnosticare la malattia, maggiori sono le possibilità di intervenire in modo efficace.” L’istituto City of Hope si sta impegnando attivamente nella ricerca sulla diagnosi precoce e sulla disponibilità di nuovi trattamenti per il cancro al pancreas, attraverso il suo Stephenson Global Pancreatic Cancer Research Institute, sostenuto da una donazione storica di 150 milioni di dollari.
