
Commento di Giovanni Tria sui dati Istat sul deficit 2025
(Adnkronos) – Giovanni Tria, ex ministro dell’Economia durante il primo governo Conte, ha analizzato i recenti dati Istat che indicano un deficit previsto per il 2025 al 3,1%. Secondo Tria, il fatto di non uscire dalla procedura europea potrebbe rivelarsi utile per il ministro Giorgetti, permettendo così di continuare il consolidamento dei conti pubblici senza concedere spazio per spese elettorali, poiché ogni eventuale aumento del deficit sarebbe scrutinato dai mercati finanziari.
Le conseguenze di un deficit sopra il 3%
Tria, professore onorario di Economia all’Università di Tor Vergata, osserva che il deficit è influenzato da decimali legati alla spesa per il superbonus. Tuttavia, sottolinea la presenza di una certificazione della prudenza fiscale da parte del governo, con un miglioramento del saldo primario che è passato dallo 0,5% all’0,8% rispetto all’anno precedente.
Rimanere al di sopra della soglia del 3% comporterebbe delle complicazioni. Tria spiega che, sebbene ci sia stata la possibilità di ottenere una spesa addizionale dall’Unione Europea per difesa e efficienza energetica, circa 36 miliardi nel triennio 2026-2028, queste spese saranno incluse nel calcolo del deficit, rendendo quindi più difficile rimanere sotto la fatidica soglia del 3% nei prossimi anni. Tria avverte che, anche se si uscisse dalla procedura, tali spese sarebbero comunque in deficit, a meno che non vengano compensate da tagli di spesa o aumenti di tasse.
In conclusione, Tria mette in evidenza l’importanza di procedere con prudenza nel consolidamento fiscale, in particolare in vista dell’imminente Legge di Bilancio in un anno elettorale. Il giudizio dei mercati dovrebbe essere una priorità, visto che influisce sulla valutazione del rischio del debito e sui costi del rifinanziamento, specialmente in un contesto di instabilità globale. Solo una gestione cauta della finanza pubblica potrà garantire la fiducia degli investitori e prevenire problemi futuri.
