
Collaborazione tra CONOU e Università di Pisa per affrontare il problema dei PFAS
(Adnkronos) – Riconoscere, monitorare e gestire le sostanze inquinanti persistenti è una delle principali sfide che sta affrontando la collaborazione tra il Conou – Consorzio Nazionale degli Oli Minerali Usati e il Dipartimento di Ingegneria dell’Energia, dei Sistemi, del Territorio e delle Costruzioni (Destec) dell’Università di Pisa. Questa iniziativa mira a sostenere la ricerca sui PFAS e a promuovere la sensibilizzazione tra cittadini e istituzioni, sviluppando conoscenze fondamentali per affrontare un problema ambientale di crescente importanza.
PFAS: sostanze chimiche e il loro impatto ambientale
I PFAS, acronimo di sostanze perfluoroalchiliche, costituiscono un ampio gruppo di composti chimici di sintesi utilizzati in una vasta gamma di prodotti quotidiani. La loro elevata persistenza nell’ambiente rende essenziale lo studio di queste sostanze per comprendere i rischi per la salute umana e ambientale, e per sviluppare strategie efficaci di prevenzione e bonifica. In Toscana, ad esempio, secondo l’Annuario 2025 di Arpat, pubblicato a febbraio, residui di PFAS sono stati trovati nel 95% delle stazioni di monitoraggio delle acque superficiali e nel 73% di quelle sotterranee, con superamenti degli standard di qualità ambientale nel 48% dei casi delle acque superficiali.
In risposta a questa crescente problematica, CONOU e UNIPI-DESTEC hanno deciso di promuovere due borse di ricerca dedicate a giovani studiosi, con l’obiettivo di approfondire le caratteristiche dei PFAS e le modalità di gestione in diverse filiere produttive. Le borse di ricerca si concentreranno sul tema “Sostanze perfluoroalchiliche (PFAS): sfida silenziosa all’economia circolare” e intendono fornire risposte pratiche a una questione complessa, coinvolgendo i futuri professionisti del settore.
Riccardo Piunti, presidente di CONOU, ha sottolineato l’importanza di affrontare con determinazione la questione dei PFAS, evidenziando come queste sostanze possano contaminare rifiuti e compromettere i processi di rigenerazione degli oli minerali. Anche Pierluigi Zerbino, professore associato al Destec e responsabile scientifico dell’iniziativa, ha chiarito che è fondamentale comprendere l’impatto dei materiali che rientrano nel ciclo produttivo, invitando a rafforzare il dialogo tra ricerca universitaria e industria per sviluppare soluzioni pratiche a questa sfida ambientale.
Questa collaborazione rappresenta un passo significativo verso una gestione più consapevole delle sostanze inquinanti e sostiene l’importanza di una ricerca orientata alla sostenibilità, sottolineando l’impegno di giovani ricercatori nel declinare l’economia circolare a favore dell’ambiente.
