Salute

“Marino (Unindustria): Le tariffe insostenibili minacciano il Ssn”

La sostenibilità delle nuove tariffe per la specialistica ambulatoriale ha un impatto significativo non solo sull’equilibrio economico delle strutture sanitarie accreditate, ma anche sulla loro abilità di attrarre e mantenere professionisti esperti. Luca Marino, vicepresidente della sezione Sanità di Unindustria, mette in guardia sugli effetti di una remunerazione insufficiente, che rischia di compromettere la qualità e l’efficacia del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), contribuendo ad un aumento delle liste d’attesa. Questa dichiarazione è stata rilasciata in vista della conferenza nazionale dell’Unione Nazionale Ambulatori, Poliambulatori, Enti e Ospedalità Privata (Uap), dedicata all’analisi del nuovo tariffario.

Critiche alle nuove rilevazioni dei costi

Marino denuncia una problematica significativa emersa dopo l’annullamento del precedente decreto da parte del Tar, che ha portato il Ministero della Salute ad avviare una nuova rilevazione dei costi. Tuttavia, rimangono dubbi riguardo alla rappresentatività dei dati nelle varie specialità e sulla capacità di ricostruire con precisione il costo delle singole prestazioni. Unindustria evidenzia la situazione della medicina di laboratorio, dove il rapporto tra costi e ricavi è stimato al 99,7%. “Sebbene questo dato possa suggerire un equilibrio generale, non garantisce che ogni prestazione sia adeguatamente remunerata; esistono prestazioni i cui costi reali superano quanto previsto dalla tariffa”, sottolinea Marino. A conferma, il Friuli Venezia Giulia ha analizzato il costo di 89 prestazioni di diagnostica per immagini e riabilitazione, rivelando che in 77 casi su 89 le tariffe regionali superano quelle nazionali proposte per il 2026.

Impatto sui professionisti e sui tempi di attesa

Unindustria mette in luce la criticità per le prestazioni ad alta intensità professionale, come le visite specialistiche e le ecografie. Marino solleva un interrogativo fondamentale: “Con tariffe così basse, cosa rimane per una giusta remunerazione di un medico con venti o trent’anni di esperienza?” In questo contesto, c’è il timore che i professionisti più qualificati possano abbandonare il settore pubblico per il privato, impoverendo ulteriormente l’offerta del Servizio Sanitario Nazionale. La questione, secondo Marino, influisce direttamente sulle liste d’attesa. Anche se il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) ha destinato 2 miliardi di euro alle Case della Comunità, una nuova struttura fisica da sola non è sufficiente a ridurre i tempi di attesa. Esiste già una rete di strutture private accreditate che potrebbe essere sfruttata in modo più efficace dal SSN, richiedendo una programmazione più oculata delle risorse disponibili.

In conclusione, Marino afferma: “Non chiediamo aumenti tariffari, ma valori adeguati che riflettano i costi reali e riconoscano l’importanza della professionalità. Senza strutture sostenibili e professionisti competenti, la capacità del Servizio Sanitario Nazionale di rispondere ai bisogni dei cittadini diminuisce.” Questa problematica, quindi, ha ripercussioni significative per la qualità dell’assistenza sanitaria in Italia e per il benessere della popolazione.