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Il ruolo del microbiota intestinale nella prevenzione delle malattie croniche
(Adnkronos) – I professori Antonio Gasbarrini, Gianluca Ianiro e Giovanni Gasbarrini, esperti della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli Irccs e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, sostengono che il microbiota intestinale non solo è collegato alle malattie croniche, ma può anche anticiparle. Attraverso uno studio recentemente pubblicato, evidenziano come questo ecosistema di microrganismi, che vive nel nostro intestino, possa “preannunciare le malattie potenzialmente letali”. Di conseguenza, affermano, è necessario un cambiamento nella medicina attuale, basato sul riconoscimento del cibo ultra-processato e dei suoi additivi come i principali fattori che minacciano l’equilibrio biologico umano. Nel loro articolo su ‘Nature Reviews Gastroenterology & Hepatology’, puntualizzano che le malattie croniche causano ogni anno la morte di 43 milioni di persone nel mondo e che il meccanismo patologico che le produce resta ignorato dalle autorità sanitarie e dai regolatori alimentari.
Metainfiammazione e nuove prospettive nella medicina
Il microbiota intestinale, composto da circa 38 trilioni di microrganismi, rappresenta uno strumento diagnostico senza pari per la medicina contemporanea, come indicato in una nota del Policlinico Gemelli. Non solo rileva le malattie già in fase avanzata, ma è in grado di predirne l’insorgenza anni, talvolta decenni, prima della loro manifestazione clinica. Questo fenomeno, noto come metainfiammazione, è caratterizzato da uno stato infiammatorio cronico che compromette il metabolismo, il sistema immunitario e il sistema nervoso senza essere rilevato da esami standard. Quando i pazienti si presentano con patologie come diabete, infarto o tumori, l’infiammazione silenziosa è già in corso da tempo.
La ricerca evidenzia che le firme biologiche della metainfiammazione potrebbero essere individuate in fase preclinica, aprendo così la strada a un approccio preventivo e personalizzato in medicina. Gasbarrini sottolinea l’importanza di non attendere l’insorgere della malattia, ma di intervenire preventivamente.
In conclusione, la ricerca avanza una serie di proposte su cinque fronti: educazione, agricoltura, sanità, economia e ricerca. Tra le richieste, vi è la necessità di riformare l’educazione nutrizionale integrando le conoscenze sul microbioma e di modificare i protocolli di sicurezza alimentare che attualmente non considerano l’impatto degli additivi alimentari sul microbiota. La situazione attuale evidenzia un quadro allarmante di mortalità prevenibile e fa appello a un cambio di rotta verso una medicina più attenta all’ecosistema intestinale, affinché si possa salvare un numero maggiore di vite.
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