Lavoro

Italia leader in trasparenza retributiva, ma le imprese sono pronte?

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(Adnkronos) – L’Italia è tra i principali Paesi dell’Unione Europea a raggiungere il traguardo della trasparenza retributiva, ma la situazione reale all’interno delle aziende è complessa e presenta notevoli criticità. Il decreto legislativo 96/2026 posiziona l’Italia in prima linea per l’eliminazione del divario retributivo di genere. Tuttavia, un rapporto di Hunters Group, società specializzata nella ricerca e selezione di personale qualificato, evidenzia che oltre l’80% delle imprese non ha predisposto un budget per conformarsi a tali norme, e i dirigenti spesso conoscono la legge persino meno dei propri dipendenti. L’indagine è stata condotta su un campione di 1.000 lavoratori e lavoratrici di diverse età e aree geografiche d’Italia.

Il panorama europeo della trasparenza retributiva

A livello europeo, l’implementazione della direttiva sulla trasparenza retributiva mostra un quadro estremamente frammentato. Nonostante la scadenza fissata per il 7 giugno 2026, la Commissione europea ha chiarito che non ci saranno proroghe e che inizieranno a essere avviate procedure di infrazione nei confronti dei Paesi inadempienti. Attualmente, solo quattro Paesi su ventisette, compresa l’Italia, hanno completato il processo entro il termine stabilito. Accanto all’Italia si sono distinti la Slovacchia, la Lituania e Malta. Un gruppo di quindici nazioni ha invece rinviato ufficialmente la scadenza operativa fino al 1° gennaio 2027, mentre sei Paesi, tra cui Germania e Spagna, mostrano notevoli ritardi.

Conoscenza della normativa tra i lavoratori

In Italia, il rapporto di Hunters Group rivela che l’85,4% della popolazione aziendale è a conoscenza della normativa, anche se solo il 22% la conosce in modo approfondito. Nonostante le donne dimostrino una comprensione superiore della legge, registrando un punteggio di competenza più alto rispetto agli uomini, il 62,1% degli intervistati giudica le aziende come impreparate nel gestire la normativa, attribuendo un punteggio medio di prontezza di appena 3,9 su 10. Inoltre, solo il 24,8% dei lavoratori riferisce che la propria azienda sta adottando misure correttive concrete.

Le difficoltà maggiori emergono da una resistenza culturale e dalla mancanza di preparazione, specialmente nelle piccole e medie imprese. Solo un modesto 3% degli intervistati esprime fiducia nella capacità delle aziende di attuare efficacemente la normativa. Riguardo all’impatto atteso sul mercato del lavoro, circa il 39% crede che la trasparenza retributiva possa attrarre e trattenere i talenti migliori, mentre il 20% teme che possa insorgere tensione interna tra colleghi. Il report sottolinea l’importanza di superare queste resistenze e di stabilire criteri di retribuzione chiari e giusti.

In conclusione, la notizia sulla trasparenza retributiva in Italia è di grande rilevanza, poiché evidenzia sia i progressi legislativi che le sfide da affrontare, in particolare per garantire l’effettivo rispetto della normativa e promuovere una cultura aziendale più aperta e inclusiva. È fondamentale che le aziende non solo adottino la legge, ma che ne comprendano a fondo i principi, per favorire un ambiente di lavoro equo e competitivo.

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