
Il Settore della Gomma in Italia: Un Bilancio Contraddittorio
MILANO (ITALPRESS) – Il settore della gomma in Italia ha vissuto un anno caratterizzato da luci e ombre, come evidenziato da Giovanni Panico, direttore di Assogomma, in un’intervista con Claudio Brachino per il magazine televisivo Italpress Economy. Assogomma, che rappresenta 200 imprese e circa 30.000 addetti, ha fornito un’analisi dettagliata della situazione attuale del comparto.
Panico ha descritto il settore, suddiviso equamente tra pneumatici e articoli tecnici, che includono tubazioni, guarnizioni, nastri trasportatori e cinghie, utilizzati in diversi settori industriali. Questi materiali, sebbene a volte sottovalutati, rivestono un ruolo cruciale, spesso per motivi di sicurezza. I dati riportati dall’associazione mostrano una realtà divisione: un terzo delle aziende ha registrato un fatturato in aumento, un terzo ha mantenuto un andamento stabile e un terzo ha visto una diminuzione delle vendite. Tuttavia, i primi segnali positivi emergono dai dati sulla produzione dei pneumatici e degli articoli tecnici, che nei primi nove mesi del 2025 sono stati superiori rispetto alla fine dello stesso anno. I livelli produttivi, tuttavia, rimangono sotto del 20-25% rispetto ai valori pre-pandemia.
Le Sfide e le Critiche Normative dell’Industria
La prima parte dell’anno ha rappresentato una sfida per l’industria, con problemi legati ai costi dell’energia e delle materie prime. L’industria utilizza una metà di gomma sintetica, in gran parte derivata dal petrolio, e una metà di gomma naturale. Le tensioni derivanti dalla guerra nel Golfo hanno rallentato la filiera, portando i fornitori a non essere in grado di quotare i materiali e di fornire tempistiche di consegna. “Ora sembra che la situazione stia migliorando – ha commentato Panico – ma è ancora troppo presto per affermare che abbiamo superato le difficoltà”.
In ambito normativo, sebbene Assogomma supporti i principi del CBAM, il meccanismo europeo di adeguamento del carbonio alle frontiere, critica la sua attuazione. Con l’introduzione della nuova versione del regolamento, il filo d’acciaio utilizzato nei pneumatici sarà incluso, con un impatto previsto sui produttori europei di circa 70 milioni di euro nel 2028, che aumenterà a 140 milioni annui nel 2034. Panico avverte che il rischio è un effetto boomerang: “Chi produce in Europa affronta già il costo dell’ETS e sarà costretto a pagare anche per le materie prime, mentre i pneumatici importati non sono soggetti a CBAM”. La questione è simile per le restrizioni sulle quote di acciaio introdotte a luglio, dove si prevede una diminuzione del 70% delle disponibilità e un raddoppio dei dazi, rischiando di danneggiare ulteriormente i costruttori italiani.
Preoccupante è anche la situazione europea nel settore pneumatici, con chiusure di nove stabilimenti negli ultimi 18 mesi, mettendo a rischio oltre 4.400 posti di lavoro. In Italia, al momento, non sono stati registrati tagli, ma Assogomma sottolinea l’importanza di una politica energetica volta a contenere i costi, insieme a strumenti come l’Industrial Accelerator Act, atteso ma con lacune rispetto alla copertura del mercato dei pneumatici di ricambio. Inoltre, si rendono necessari controlli rigorosi alle frontiere, affinché i costi di conformità non siano sostenuti solo dalle aziende europee.
Infine, per quanto riguarda i dazi imposti sui pneumatici cinesi per vetture, in vigore da luglio dopo un anno di indagini, le importazioni si sono già orientate verso Thailandia, Cambogia e Vietnam. Nei primi nove mesi dell’anno, le importazioni di articoli in gomma generici a basso valore sono aumentate del 20% in quantità, ma solo del 6% in valore. “È necessario rivedere gli strumenti – conclude Panico – rendendoli più rapidi ed efficaci in risposta all’evoluzione dell’economia reale”.
Questa analisi mette in luce le sfide e le opportunità del settore della gomma in Italia, evidenziando l’importanza di strategie adeguate per sostenere la competitività e la stabilità del mercato. La situazione attuale richiede attenzione e interventi mirati per garantire un futuro sostenibile per questa industria fondamentale per l’economia italiana.
