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Garlasco: Stasi, misteriosa relazione e reperti distrutti

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(Adnkronos) – Alberto Stasi, condannato a 16 anni di carcere per l’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco, è descritto come una persona fredda, calcolatrice e priva di emozioni in una consulenza psicologica recentemente acquisita dalla procura di Pavia. Il documento, redatto da una psicologa criminologa senza data e firma, analizza le dichiarazioni di Stasi fornite tra il 14 e il 22 agosto 2007 durante le indagini. La valutazione si sviluppa su 13 pagine, comprensive di una griglia di osservazioni e un elenco di 17 punti che evidenziano contraddizioni nelle risposte dell’ex fidanzato di Chiara, inclusa la telefonata al 118 subito dopo il delitto.

Analisi Psicologica di Stasi

Nella sezione dedicata alle ‘conclusioni’, emerge che le risposte di Stasi presentano “troppe contraddizioni e ‘parole rimangiate’ su dati forniti come certezze”. Secondo l’autrice del documento, il comportamento di Stasi denota “freddezza” e “assenza totale di emozioni, sia positive che negative”. Viene quindi descritto come un “calcolatore”, con risposte che sembrano ripetute meccanicamente e un atteggiamento di indifferenza verso la vittima. Ulteriori osservazioni indicano un “rapporto molto strano” tra i due, caratterizzato da una mancanza di coinvolgimento emotivo e una routine limitata agli incontri settimanali.

Indagini e Prove Distrutte

Le ultime annotazioni della consulenza delineano un quadro di Stasi come individuo egocentrico e manipolatore, con una tendenza all’ipercontrollo. È importante notare che il codice di procedura penale vieta l’ammissione di consulenze sul carattere e la personalità dell’indagato nei processi, regola validamente applicabile sia a Stasi che ad Andrea Sempio, attualmente indagato per lo stesso omicidio. Parallelamente, la procura di Pavia sta investigando sulla distruzione non autorizzata di prove da parte del Ris, con particolare attenzione alle soluzioni liquide derivate da tracce e reperti. La difesa di Stasi ha evidenziato anomalie riguardo alla distruzione di questi materiali, alcuni dei quali sarebbero stati distrutti nel 2016 senza l’autorizzazione giudiziaria, mentre l’approvazione sarebbe avvenuta solo nel 2022.

Questa indagine mette in luce non solo la complessità del caso legato a Stasi e Poggi, ma anche questioni rilevanti sulla gestione delle prove in ambito giudiziario, insospettendo ulteriormente gli sviluppi futuri di un’inchiesta ormai radicata nella cronaca italiana. La trasparenza e l’integrità del processo legale rimangono fondamentali per garantire la giustizia.

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