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“Garlasco: i pm indagano, reperti distrutti dopo la sentenza”

Il Caso Garlasco: Nuove Rivelazioni sulle Analisi dei Reperti

La Procura di Pavia esprime forti dubbi sulle procedure di conservazione dei reperti nel caso di Garlasco, in particolare in merito all’intonaco dell’impronta 33 e alle unghie della vittima. Questo interesse investigativo riemerge in un contesto segnato da un’accusa recente e un nuovo sospettato nel delitto avvenuto il 13 agosto 2007. A difesa della propria posizione, il Ris di Parma, in una comunicazione del 6 novembre scorso, ha affermato che lo smaltimento degli eluiti è avvenuto solo dopo la sentenza definitiva di condanna di Alberto Stasi, emessa il 12 dicembre 2015.

Documentazione e Procedure di Smaltimento

Il colonnello Matteo Donghi ha fornito dettagli sulla documentazione fotografica legata al delitto di Chiara Poggi e sul destino dei prelievi di intonaco eseguiti. Secondo le informazioni, è stato confermato che i reperti sono stati completamente analizzati in accordo con le parti in causa. Tuttavia, gli intermezzi di lavorazione, identificati come non assimilabili a reperti giuridici, possono essere distrutti a conclusione delle indagini. La difesa di Stasi ha sollecitato chiarimenti sui reperti specifici, quali i campioni ’33dattilo’ e ’97F’, e sui nove frammenti delle unghie della vittima, ai quali il Ris ha risposto confermando la loro conservazione fino al 20 dicembre 2011.

In seguito, si è appreso che le provette contenenti gli eluiti sono state smaltite collettivamente con materiali di altri procedimenti penali, senza un verbale specifico. È possibile che il loro smaltimento sia avvenuto nella seconda metà di settembre 2016, diversi mesi dopo la condanna definitiva di Stasi. Le fotografie rinvenute documentano il processo di rimozione del freezer che conteneva i reperti, dichiarato fuori uso il 29 novembre 2022.

La difesa ha contestato le dichiarazioni del capitano del Ris di Parma, Alberto Marino, ma il colonnello Donghi ha chiarito che le garanzie di conservazione degli eluiti erano valide solo fino alla conclusione del procedimento penale. La Corte d’Assise d’Appello di Milano, il 12 gennaio 2022, ha accolto questa interpretazione, restituendo alcuni reperti a Stasi e respingendo la richiesta di conservare ulteriori materiali per future analisi.

Questa situazione rivela importanti tensioni sul caso Garlasco, che continuano a suscitare interesse pubblico e investigativo, mettendo in discussione le procedure seguite nel trattamento delle prove. Le future evoluzioni della vicenda potrebbero avere conseguenze significative sugli sviluppi giudiziari legati a questo noto omicidio.