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ROMA (ITALPRESS) – Negli ultimi anni, l’aumento dei costi di materiali come calcestruzzo, bitume, acciaio e energia ha colpito in modo significativo le imprese italiane coinvolte in grandi opere pubbliche. Le difficoltà nel riconoscimento degli extra-costi da parte delle stazioni appaltanti rappresentano una sfida concreta per la gestione dei cantieri. Secondo quanto riportato oggi dal Sole 24 Ore, il problema è di natura strutturale, con un deficit previsto di 3,8 miliardi di euro tra il 2024 e il 2025, mentre le risorse pubbliche disponibili coprono solo una parte di tale importo.
Il divario tra le richieste e le risorse disponibili
Il Ministero delle Infrastrutture ha confermato la gravità della situazione: nel biennio 2024-2025, le aziende hanno presentato richieste per 2 miliardi di euro, ma il MIT dispone soltanto di 500 milioni, creando così un divario di 1,5 miliardi. Il pagamento aggiuntivo per l’adeguamento dei costi, limitato per legge al 90% di quanto eccede una soglia minima, dipende dalla disponibilità di risorse da parte delle singole stazioni appaltanti, che spesso non possono far fronte a tali richieste. Di conseguenza, la rinegoziazione non avviene in maniera automatica, costringendo le imprese a gestire tempi di attesa che, in alcuni casi, possono superare i due anni.
Riforme e sfide nel sistema dei contratti pubblici
Recentemente, è stato riformato il sistema di calcolo degli indici per gli adeguamenti, passando da un meccanismo basato su prezzari regionali a uno fondato su data Istat più dettagliate e in grado di considerare diversi elementi delle attività di cantiere. Tuttavia, anche professionisti a conoscenza di questi cambiamenti segnalano che gli indici faticano a rispecchiare fedelmente l’andamento del mercato. Ad esempio, un aumento del 10% nei prezzi delle materie prime si traduce in un ristoro per l’impresa di poco più del 6% a causa delle modalità di calcolo in vigore.
Questa problematica non è isolata e interessa l’intero sistema degli appalti infrastrutturali, rischiando di intensificarsi nel 2026. Con la fine del regime transitorio di compensazione da parte dello stato, sarà compito delle singole stazioni appaltanti reperire le risorse necessarie per coprire gli extra-costi, con il rischio di dover ridimensionare il finanziamento per altre opere al fine di rispettare gli impegni già presi. Di fronte a questa realtà, si fa necessaria un’apertura di un dialogo continuo tra industria e Governo, capace di pianificare le risorse pubbliche tenendo conto del reale costo delle opere nel tempo.
In conclusione, la situazione attuale del settore delle costruzioni in Italia evidenzia la necessità di un rinnovato confronto tra le parti coinvolte, per garantire la continuità degli investimenti, la formazione del personale e lo sviluppo sostenibile delle infrastrutture nel nostro Paese.
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