Disparità nell’accesso alle cure in Italia
Recentemente è emerso un dato allarmante riguardante l’accesso ai servizi sanitari in Italia: più di una persona su dieci (il 12%) con redditi più bassi rinuncia a visite specialistiche, a fronte dell’8% tra coloro che appartengono ai ceti più abbienti. Questo fenomeno è stato evidenziato nel Rapporto “Sussidiarietà e salute”, pubblicato dalla Fondazione per la Sussidiarietà in occasione dell’incontro “Universalismo e Sostenibilità del Sistema Sanitario Nazionale” all’Università degli Studi dell’Insubria. Tale disparità negli accessi alle cure è un chiaro indicativo delle differenze socio-economiche che persistono nel nostro sistema sanitario.
La necessità di un cambiamento nel sistema sanitario
Il rapporto mette in luce come la Lombardia, nota per attrarre pazienti da altre regioni, registri comunque un tasso di rinuncia alle cure del 5,3%, posizionandosi al settimo posto in Italia. La percentuale di chi rinuncia a visite specialistiche sale al 9,5%. Il presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, Giorgio Vittadini, ha sottolineato l’importanza di garantire il diritto alla salute, non solo in forma teorica, ma anche nella pratica, assicurando che ogni cittadino possa ricevere cure adeguate e tempestive.
La rettrice dell’Università degli Studi dell’Insubria, Maria Cristina Pierro, ha evidenziato che la sostenibilità del Sistema Sanitario Nazionale non dipende solo dalle risorse economiche disponibili, ma dalla capacità di tradurle in risposte concrete ai bisogni dei cittadini. La differenza di accesso alle cure fra diverse fasce di reddito è accentuata in Italia, con il 2,9% delle persone nel primo quintile che rinunciano a cure per motivi economici, rispetto allo 0,2% nel quintile più ricco. Le liste d’attesa e i costi elevati restano le principali cause di rinuncia.
In conclusione, la %disparità nell’accesso ai servizi sanitari in Italia rivela la necessità di un intervento strutturale, che non solo aumenti le risorse finanziarie destinate alla salute, ma che migliori l’integrazione dei servizi sul territorio. Solo così sarà possibile garantire a tutti i cittadini la possibilità di ricevere le cure necessarie, promuovendo un sistema sanitario più equo e sostenibile.

