Salute

“81enne scopre filo migrato nel cuore dopo 24 anni di bypass”

Un caso raro di migrazione di un filo per pacemaker

(Adnkronos) – Durante controlli di routine, un uomo di 81 anni, affetto da cardiopatia e con un bypass aorto-coronarico effettuato 24 anni fa, ha scoperto una situazione inaspettata: un filo guida per pacemaker temporaneo (Tepw) era rimasto nel suo cuore e si era spostato nella parte sinistra. Questo sottile filamento metallico è impiegato normalmente per facilitare l’inserimento e la guida dell’elettrocatetere di stimolazione transvenosa all’interno delle cavità cardiache. La scoperta ha sorpreso sia il paziente che i medici, i quali hanno deciso di non intervenire chirurgicamente. “Il filo non ha provocato danni per oltre vent’anni e il rischio legato alla sua rimozione superava qualsiasi beneficio”, hanno dichiarato gli specialisti. L’intera vicenda è documentata in un articolo pubblicato su ‘JACC’ (The Journal of the American College of Cardiology).

Pratiche standard e valutazione dei rischi

La prassi prevede che i fili per la stimolazione epicardica temporanea siano rimossi pochi giorni dopo l’intervento di cardiochirurgia. Qualora la rimozione non avvenga, la consuetudine è di tagliarli a livello della pelle. Talvolta, alcuni chirurghi scelgono deliberatamente di recidere il filo. Nella maggior parte dei casi, i frammenti rimasti non hanno conseguenze significative. Tuttavia, in rare occasioni, il filo può migrare dall’epicardio, con potenziali effetti devastanti. L’articolo sottolinea che è inusuale per un filo rimanente spostarsi attraverso il setto interatriale e la valvola mitralica per approdare nel ventricolo sinistro dopo 24 anni, restando completamente asintomatico.

Gli autori evidenziano che il principio di “less is more”, ovvero che meno interventi sono migliori, non viene applicato nella cardiologia come in altre specialità. Questo caso, caratterizzato da un decorso silenzioso di 24 anni, rappresenta un contributo significativo alla letteratura. Anche se le indicazioni per l’intervento presentate sono validi e devono essere seguite, non dimostrano necessariamente che un intervento chirurgico sia sempre la scelta migliore. Questo episodio dimostra che la semplice presenza di un corpo estraneo metallico nel cuore sinistro di un paziente asintomatico non giustifica di per sé un intervento chirurgico; a volte, la decisione più prudente è quella di non intervenire affatto.

In conclusione, questo caso rappresenta un importante spunto di riflessione sull’approccio conservativo in cardiologia, invitando a una valutazione attentamente ponderata della necessità di intervento nei pazienti asintomatici, che potrebbero benissimo continuare a vivere senza complicazioni significative.